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La vocazione è una chiamata interiore. Dal latino “Vocare” che significa chiamare, “vocatio” è la chiamata, l’invito della vita a compiere la tua missione.
La vocazione non è solo un lavoro, un ruolo sociale, un titolo ma un modo di stare nella vita.

Si tratta di una forza interiore che ci orienta, spesso fin dall’infanzia, verso ciò che siamo venuti a esprimere, si manifesta con più forme ed espressioni di noi. Da significato alla nostra esistenza. Non riguarda solo le grandi scelte ma i più piccoli accadimenti della nostra vita. Lo psicologo James Hillman racconta la “teoria della ghianda”: così come ogni ghianda contiene già in sé l’immagine della quercia che diventerà, ogni essere umano porta dentro di sé una forma unica, un destino dell’anima che chiede di essere realizzato. Non dobbiamo inventarlo. Dobbiamo ricordarlo.
La vocazione riguarda il modo in cui siamo chiamati a essere: il nostro carattere profondo, i nostri talenti naturali, le qualità dell’anima che si manifestano nella vita.
La chiamata prende forma nel mondo concreto: attraverso un mestiere, un ideale, un progetto, una missione, un servizio. Quando la onoriamo crea coerenza e genera energia, senso, prosperità autentica, salute. Quando invece perdiamo il sentiero, la strada verso noi stessi, emergono frustrazione, stanchezza, perdita di significato e anche malattia.
Perché è così importante riconoscere la propria vocazione?
Per vivere una vita in armonia, pienezza e appagamento profondo. Per vivere la gioia autentica, l’entusiasmo, l’abbondanza e l’amore. Per lasciare la nostra unica e irripetibile impronta nella vita. Per essere in accordo con l’esistenza, in armonia con l’anima del mondo.
Non è qualcosa di astratto: è il modo in cui vediamo, sentiamo, immaginiamo la nostra vita.
Ignorare la propria vocazione significa tradire noi stessi. Questo porta alla distorsione della nostra vita e alla perdita di significato con una gran sensazione di vuoto e di stanchezza. Quando non la ascoltiamo e non la realizziamo siamo come strumenti scordati che pur producendo suono non sono armonici, la vita allora diventa un insieme di obblighi e doveri.
Riconoscerla invece significa: vivere con direzione, energia e gioia trasformare la vita e il lavoro in espressione di sè e offrire il proprio autentico contributo al mondo. Smettere di adattarsi a modelli esterni che non ci appartengono e ci alienano, sentire che la propria vita ha un filo conduttore con la vita del mondo intero, vivere in salute, vivere la propria verità, fedeli a se stessi.
La vocazione dà forma al caos. È il centro attorno a cui si organizza la nostra esistenza.
Come risvegliare la propria vocazione
La vocazione non si costruisce dall’esterno. Si ascolta dall’interno attraverso gli stimoli esterni. Ecco alcune chiavi fondamentali:

  1. Tornare all’infanzia e all’adolescenza.
    Quali erano i tuoi momenti felici? Cosa facevi spontaneamente?
  2. Osservare le ripetizioni
    Quali temi e passioni tornano sempre nella tua vita? Quali situazioni ti chiamano, anche quando cerchi di evitarle? Quali luoghi, ambienti, persone, momenti ti rianimano e ritornano?
  3. Ascoltare ciò che ti emoziona profondamente
    La vocazione non è neutra. Muove, accende, inquieta e riporta significato e appagamento alle tue giornate.
  4. Dare spazio all’immaginazione
    L’anima parla per immagini, simboli, sogni. La vocazione si rivela più facilmente nel silenzio che nel rumore e attraverso le immagini che ti muovono.
  5. Accettare la propria unicità Non esistono vocazioni standard. Ognuno ha la propria unica forma e questa è la più grande bellezza della vita, siamo esseri unici e irripetibili. Risvegliarla richiede responsabilità. Significa smettere di chiedersi “cosa è sicuro?” e iniziare a chiedersi “cosa è vero per me?”. La vocazione non promette comodità. Promette autenticità. E l’autenticità genera forza. Per essere felici ci vuole coraggio cioè agire con il cuore e non con la mente. Camminare nella vita scegliendo l’amore al posto della paura. Riconoscere la propria vocazione è un viaggio dinamico che si svela insieme alla vita stessa. Non un evento improvviso, ma un processo di ascolto e allineamento continuo.

È un cammino che unisce: introspezione, strumenti simbolici, analisi dei talenti confronto con la propria storia personale.

Come la ghianda che custodisce la quercia. La vocazione è qualcosa che siamo già e la vita ci porta a diventare, ad esprimere.

Per comprendere la vocazione possiamo fare riferimento anche al termine giapponese IKIGAI, da IKI (vita) e GAI (ciò per cui vale la pena). È l’energia che ci fa alzare dal letto la mattina con gioia e buonumore perché quello che siamo e facciamo ci piace, ci entusiasma e da senso alla nostra esistenza. Esattamente come quando siamo innamorati non ci capita mai di chiederci perché siamo qui, lo sappiamo molto bene interiormente che quello stato della coscienza è il senso stesso della vita. Aristotele ci indicava che la felicità, la “buona vita” riguarda la realizzazione profonda del sé e si ottiene vivendo in profonda armonia con la propria natura, con le proprie virtù. In questo modo si rispetta la vita. In questo modo si vive “in amore”.

Realizzare pienamente chi siamo abbracciando il nostro destino, è espansione, in quanto espressione creativa di sé. La vocazione é generativa ed espande la vita. È libertà di vivere con coraggio, amore e cura oltre che con fede e fiducia.